Santa Maria a Vico. Al termine di un lungo percorso nel quale è emersa, come purtroppo è triste consuetudine locale, una carenza di disegno politico e di idealità, insieme a una diffusa mancanza di senso civico e di disponibilità, ci accingiamo a votare per il rinnovo del Consiglio comunale di Santa Maria a Vico, potendo scegliere tra due sole liste.

Da un lato, quella del sindaco uscente, che ripresenta, più o meno, la medesima squadra che da oltre quindici anni amministra il paese, costruita e incentrata attorno alla sua figura; dall’altro, una lista capeggiata da un suo ex assessore, tardivamente approdato tra le fila degli oppositori. Quest’ultima, per raggiungere la completezza, è ricorsa anche alla candidatura di residenti in altri Comuni, ivi compreso un militare alla ricerca della licenza prevista per i candidati.

Appare pertanto incolmabile il divario di potenzialità elettorali tra le due compagini concorrenti, e già segnato l’esito delle elezioni. Una terza lista, che nelle ultime ore aveva perfino cambiato il nominativo del candidato sindaco, è stata esclusa per carenza di documentazione e per la presentazione tardiva: a riprova di come improvvisazione e confusione non possano sopperire alla mancanza di un progetto politico dignitoso, né bastino estemporanei "salvatori della patria".

Al di là di tutto questo, resta da rilevare come, ancora una volta, molte persone dotate di qualità personali e culturali abbiano scelto di non metterle al servizio del bene comune. Permane inalterata, negli anni, la condizione di una società che pretende molto e offre poco, composta da individui ambiziosi e talvolta supponenti, ma indisponibili a rivestire la carica di consigliere comunale. Gli stessi, invece, si dichiarano pronti a ricoprire quella di sindaco.

Una caratteristica ormai peculiare di una comunità che mostra uno smodato e autoreferenziale sussiego, cui corrisponde un modesto spirito di servizio. In democrazia, eletti ed elettori finiscono per somigliarsi e scegliersi reciprocamente: difficilmente servirà, in seguito, puntare il dito contro amministratori incapaci o lamentarsi di ciò che non funziona.

Rimane, inoltre, come un macigno, il rischio che le vicende giudiziarie ancora in corso, che hanno investito i vertici dell’amministrazione comunale, possano determinare, in futuro, ricadute negative sul civico consesso. Sarebbe, in quel caso, una forma di nemesi storica: una vendetta del destino della quale, consapevolmente o meno, ci saremmo resi meritevoli.


Vincenzo D’Anna